Le origini psicosociali della corruzione – da: Il Quotidiano di Puglia


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  Lotta alla corruzione: non basta più il binario reato-pena Oggi vi suggeriamo un articolo scritto dal Dott. Metrangolo, Socio AFIPS, in merito alle origini psicosociali della corruzione. L’articolo è di Maggio 2016, ma pensiamo resti attuale ad un paio di settimane dalla Cerimonia conclusiva del progetto “Oltre le Nuvole”. Tale progetto si è rivolto agli studenti delle scuole superiori del territorio Salentino, ed ha visto coinvolte diverse associazioni (inclusa la nostra) nel sensibilizzare gli studenti alla conoscenza del fenomeno corruttivo. Comprendere la corruzione nella sua complessità significa riconoscere tale fenomeno come deleterio al vivere civile e politico di una società. Buona Lettura Il fenomeno della corruzione non può essere affrontato esclusivamente ricorrendo alla logica binaria reato-pena. Il contrasto della corruzione non può trovare una soluzione esclusivamente nella risposta, seppur efficace, del sistema giudiziario. Quando essa arriva la corruzione ha già permeato le istituzioni pubbliche ed è in grado di fornire solo risposte parziali e tardive. La prevenzione e la formazione delle nuove generazioni ad una cultura della legalità sono le risposte strategiche perché la corruzione sia contenuta entro limiti che una società può tollerare. Il problema della corruzione presuppone precisi modelli culturali e rimanda al funzionamento di gruppi sociali che, in questa fase della vita pubblica, dimostrano persino di sapere assorbire, come un costo eventuale, l’accertamento di responsabilità penali e la condanna morale. Quale può essere il contributo del sapere psicologico sul tema della corruzione? Non esiste una teoria psicologica che spieghi in modo specifico il problema della corruzione. Ma ci sono ambiti di studio che offrono strumenti utili alla comprensione di quei funzionamenti psichici, individuali, gruppali e istituzionali che alimentano comportamenti di natura corruttiva. Innanzitutto è illusorio pensare di utilizzare, in casi di corruzione, diagnosi psicopatologiche o profili di personalità riconoscibili. Questa idea è rassicurante in quanto offre l’illusione di avere elementi obiettivi che riescano a separare il mondo dei corrotti dagli altri. Non ci sono segni e indizi fisiologici, costituzionali, genetici, ecc.. in grado di distinguere e rendere riconoscibile il criminale rispetto al non criminale; il deviante sociale rispetto al soggetto normale. Una prospettiva utile può essere quella di ricondurre il problema della corruzione al più generale tema della devianza sociale e sondare l’utilità di quelle aree di studio che hanno tentato una spiegazione che riguardi la matrice culturale, e dunque l’insieme della società, che genera e nutre comportamenti corruttivi. La dialettica tra individuo e gruppo, tra identificazione e differenziazione, tra innovazione e conformismo, nel processo di sviluppo trova radice e riproduzione in un funzionamento primario di appartenenza. Rispetto a questa dinamica il rischio è la neutralizzazione del conflitto, la rinuncia a un lavoro psichico che promuova soggettivazione segnata da qualcosa di nuovo e personale. Il gruppo segnato da dinamiche corruttive obbliga l’individuo, in ragione di una seduzione che promette sicurezza, risorse, strumenti, realizzazioni, a scegliere tra inclusione e marginalità. In tal modo annulla quello spazio in cui l’appartenenza possa accogliere e sostenere i movimenti del soggetto. Un’area in cui è evidente questa dimensione è la zona grigia della “piccola corruzione”; fenomeno nel quale appare evidente come le “ambizioni realizzative” possano trovare nella burocrazie e nelle norme un limite non accettabile che consegna il soddisfacimento a comportamenti caratterizzati da una “coazione antidepressiva”. Diventa fondamentale, a tal proposito, la felice dialettica che Ambrosiano propone tra lo schema ripetitivo del vittimismo, segno di traumi precoci che alimentano la fantasia, per così dire, di un mondo che è stato sottratto e che bisogna riprendersi, e il lavoro psichico come antidoto alle derive corruttive e alla paura della passività personale. Attraverso un transito nella lezione di Fornari sui codici affettivi, l’autore configura, nell’area della criminalità-corruzione, il potere di un «codice materno squilibrato e assoluto”, che alimenta il bisogno di un’appropriazione vorace, in presenza di una «posizione pseudopaterna primitiva, animata dall’introiezione dell’immagine materna che tutto concede e tutto soddisfa» che non può differenziare e segnare il limite. La fantasia onnipotente di una espansione senza limiti del sé, del potere e della ricchezza, recluterebbe il denaro come suo strumento contro qualsiasi ostacolo a difesa dalle angosce di impotenza, violenza incontrollata, annichilimento. Il contributo di Manoukian, a carattere psicosociologico, individua due aree di interesse in ambito organizzativo. La prima riguarda i fenomeni di corruzione nei rapporti interindividuali o di piccoli gruppi. Essi sono finalizzati a raggiungere vantaggi strumentali e privilegi, attraverso l’elusione di leggi e controlli. La corruzione può rappresentare il modo di ottenere ciò che è precluso da un’amministrazione pubblica attraversata da eccessi normativi e da dinamiche burocratiche incapaci di garantire in modo equo servizi essenziali che, nelle società complesse, arginano frammentazioni e disgregazioni culturali e fronteggiano l’angoscia rispetto all’«irruzione di vicende impreviste». I corruttori neutralizzano gli ostacoli burocratici che impediscono di realizzare i propri progetti; i corrotti valorizzano il proprio ruolo non solo in termini di vantaggi economici di affermazione di potere che sorregge un’immagine di sé che negli apparati burocratici ha tendenze a svalutarsi e a non incontrare processi di identificazione positiva. La seconda area si riferisce ad una dinamica più preoccupante che riguarda, invece, i sistemi di relazioni strutturate tra gruppi criminali e sistema economico legale. Questa relazione, in presenza di un’evoluzione dei soggetti criminali verso la fornitura di servizi utili all’economia legale, infiltra senza suscitare allarme, dimensioni importanti della vita sociale e va a costituire quell’area in cui interagiscono l’illegalità e la condizione formale di legalità e trasparenza del tessuto economico. L’assunto di base dell’autrice è che la corruzione possa essere considerata un sintomo «di un malessere collettivo, espressione di un disagio, di una mancanza di fiducia nella communitas e nella possibilità di trovare in essa uno spazio di espressione e di sviluppo per il sé». Il gruppo massa è il luogo in cui avviene una«rottura del nesso sociale per il tramite di agiti». Non si tratta dell’aspetto funzionale individuato dal saggio precedente e relativo alla violazione di regole sociali funzionale a rimuovere ostacoli all’affermazione del gruppo, impossibile diversamente; ma anche di evitare il lavoro psichico che sia in grado di trasformare la «paura dinanzi alla realtà». Particolarmente suggestiva appare la proposta di considerare nel gruppo massa l’elusione della pensosità e della tensione etica, entrambe dimensioni rivolte a cogliere le complesse implicazioni delle nostre azioni. L’elusione del pensiero segna il funzionamento del gruppo corrotto, in termini che ricalcano il funzionamento della massa, identificata come gros animal «incapace di pensiero, somatico, corporeo e ottuso», che richiede … Leggi tutto Le origini psicosociali della corruzione – da: Il Quotidiano di Puglia

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Cerimonia Conclusiva del progetto Oltre le Nuvole con L. Boldrini

Programma:  Venerdì  20 gennaio, presso il centro congressi Ecotekne, al polo universitario scientifico dell’università di Lecce (Monteroni) si terrà la cerimonia conclusiva del progetto didattico “Oltre le Nuvole”, che mira a sensibilizzare sul tema dei comportamenti corruttivi tra i giovani studenti. Il progetto ha anche l’obiettivo di creare consapevolezza sull’identità di cittadinanza Europea. AFIPS è stata una delle associazioni che ha contribuito attivamente nella conduzione di questo progetto. La cerimonia vedrà, tra gli altri interventi, quello di Sonia Melgiovanni, presidente dell’associazione AFIPS. Verranno riportati i risultati dell’esperienza svolta nel primo anno da un vertice psicologico e di intervento psicosociale. Vi aspettiamo Evento: http://www.afips.it/event/cerimonia-conclu…e-con-l-boldrini/ Evento Facebook:  https://www.facebook.com/events/1861622417458279/

Simona Negro

È psicologa, specialista in psicoterapia psicoanalitica individuale, di gruppo e istituzionale. Collabora con Afips dal 2008, avendo svolto attività di docenza all’interno del Master “Consulente alla Gestione delle Risorse Umane in aziende, pubbliche amministrazioni e privato sociale” e avendo partecipato al gruppo clinico a cadenza mensile presso la sede di Lecce dell’associazione. Appassionatasi al test di Rorschach sin dagli studi universitari, ha approfondito tecniche e metodi di somministrazione, scoring e interpretazione dei principali test psicodiagnostici, che utilizza nella pratica clinica e forense presso il proprio studio privato. Dal 2005 lavora anche nell’ambito della riabilitazione psichiatrica, conducendo gruppi terapeutici con pazienti e familiari e supervisionando il lavoro d’equipe presso comunità terapeutiche e centri diurni. Si occupa inoltre di psicologia scolastica, progettando e realizzando interventi di prevenzione alla dispersione scolastica attraverso attività di Ascolto psicologico, gruppi classe con alunni, sostegno alla genitorialità e formazione docenti.  Dal 2015 è Direttrice della sede di Bari della scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica Individuale, Gruppale e Istituzionale – C.O.I.R.A.G. Conduttrice di Gruppi Analitici Allargati, è interessata allo studio delle dinamiche psicosociali e culturali dei Large Group, tematiche su cui ha scritto diversi articoli scientifici. Ha inoltre pubblicato alcuni contributi sulle radici filosofiche della psicologia nel mondo classico in collaborazione con la cattedra di Psicologia Dinamica dell’Università degli Studi di Torino.

Claudia Venuleo

È psicologa con formazione psicosociale, psicoterapeuta ad orientamento gruppoanalitico, dottore di ricerca in Psicologia dei Processi di Socializzazione, Comunicazione e Interazione. È ricercatore di Psicologia Clinica presso l’Università del Salento. Attualmente, presso la stessa Università, è professore aggregato per gli insegnamenti di Psicologia Clinica e Psicologia Clinica dei Gruppi e delle Istituzioni. È stata docente degli insegnamenti di Psicologia della Salute, Modelli e Tecniche del Colloquio Clinico e Fondamenti dell’Intervento Psicoterapeutico. Ha progettatoe coordinato lavori di ricerca su tre principali ambiti: a) culture di ruolo professionale e formazione in psicologia clinica; b) l’analisi delle determinanti socio-simboliche di comportamenti a rischio; c) l’analisi dei modelli di ruolo professionale e delle culture organizzative nell’ambito dei servizi sanitari ed educativi. Su questi temi ha pubblicato oltre 70 lavori scientifici tra monografie e articoli su riviste nazionali e internazionali. E’ stata relatrice in diversi convegni e seminari, su temi concernenti: la costruzione dell’identità professionale in psicologia; i modelli di intervento in psicologia clinica; i metodi dell’intervento (con particolare riferimento al colloquio, in setting duali e di gruppo e in diversi ambiti operativi); il ruolo del contesto nella comprensione della psicopatologia e della domanda di aiuto; il ruolo della psicologica clinica nella comprensione dei problemi sociali. Svolge attività di formazione presso Scuole di specializzazione in psicoterapia e psicodiagnostica. Ha realizzato interventi di orientamento nelle scuolea supporto dell’inserimento degli studenti nel processo formativo, attività di formazione psicosociale rivolti agli operatori delle professioni di aiuto (educatori, psicologi, formatori, medici di base, assistenti sociali) e interventi di consulenza organizzativapresso aziende di servizi, organizzazioni calcistiche, associazioni no profit. Svolge attività di supervisione e di consulenza clinica. Con i membri dell’AFIPS, ha partecipato a gruppi di co-visione sull’intervento clinico.   È socio dell’Associazione Italiana di Psicologia(AIP) – sezione clinica  e dinamica. Attualmente, è membro del Gruppo Tematico AIP “Psicologia per la scuola che cambia” volto a sostenere il processo culturale di autovalutazione delle scuole.